Ecco l’inizio del romanzo “La Solimano”, che puoi trovare qui.
Spesso, mi immagino là fuori mentre galleggio nel nulla.
Roteo lentamente alla deriva, guardando le stelle, senza peso, senza fretta. Senza uno scopo.
Mi rilasso, rallento il respiro, resto immobile. E smetto di pensare. La mia mente diviene lo spazio siderale in cui mi abbandono. Altrettanto vasta. E altrettanto vuota.
Sono il punto di contatto tra due universi.
L’immensità in cui mi perdo è fuori e dentro di me.
– Capitano Bensone?
– Mhmm. – Mugugno inconsapevolmente.
– Capitano Bensone?
– Dimmi. – Rispondo soprappensiero.
– Avavame ha calcolato la spinta di correzione. Attendo la tua conferma per eseguirla.
Controvoglia, torno ad immergermi nella realtà che mi circonda. I motori pulsano lenti e regolari. L’aria circola sul ponte di comando con un monotono fruscio. La temperatura è gradevolmente fresca.
– Quanto sarà il tempo morto? – Chiedo.
Sentendosi chiamata in causa, Avavame interviene e risponde personalmente.
– Stimo dieci turni.
– Dieci turni… – Ripeto.


